Impianti a legna e pellet a norma: le regole in vigore in Lombardia

Impianti a legna e pellet a norma
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Per riconoscere gli impianti a legna e pellet a norma e rispettare le regole di accensione vigenti in Lombardia è importante individuare le stelle del proprio generatore e avere il Libretto d’impianto. Se il generatore è obsoleto e non può più essere acceso, si può sostituire grazie agli incentivi per il turn over tecnologico


1. Numero di stelle e certificato ambientale

Il primo passo per riconoscere gli impianti a legna e pellet a norma è individuare quante stelle ha il proprio generatore (stufa, camino o caldaia). La classe ambientale di appartenenza dell’impianto è definita dal Decreto Ministeriale 186 del 2017 e si misura in «numero di stelle». La classe può essere dimostrata attraverso il Certificato Ambientale che viene obbligatoriamente consegnato dal produttore all’acquirente al momento dell’acquisto: maggiore è il numero di stelle e migliore è la qualità ambientale dell’impianto.

E nel caso di impianti vecchi? Gli impianti con meno di 10 anni hanno molto probabilmente il Certificato. Gli impianti di 10-15 anni potrebbero averlo (è necessario contattare la casa costruttrice), mentre quelli con più di 15 anni quasi certamente ne sono sprovvisti.

In quest’ultimo caso non è possibile utilizzare il proprio impianto a meno che non rientri in alcune specifiche deroghe.

2. Deroghe

Se l’impianto è sprovvisto del Certificato ambientale o se non ha almeno 3 stelle ma rientra in uno di questi casi, allora sarà ancora possibile accenderlo:

  • fino al 15 ottobre 2024 impianti con un rendimento energetico almeno del 75% se alimentati con legna e dell’85% se alimentati con pellet come indicato nel libretto o nella documentazione a corredo dell’impianto, dotati di regolare dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore;
  • fino al 15 ottobre 2024 impianti che costituiscono l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione;
  • impianti con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi;
  • impianti storici, collocati in edifici soggetti a tutela secondo le disposizioni contenute nel d.lgs. 42/2004 (“Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”);
  • stufe ad accumulo progettate e assemblate in opera secondo la norma UNI EN 15544, in quanto non certificabili.

Se si è in possesso di un impianto che proprio non può essere acceso perché non rispetta né le normative regionali né ricade tra le deroghe, è bene sapere che esistono degli incentivi ad hoc per sostenere l’investimento di sostituzione di un vecchio generatore con uno nuovo, dotato di moderna tecnologia e a basse emissioni: il Conto Termico, che a sua volta è cumulabile con gli incentivi previsti dal cosiddetto “bando rottamazione” attivato da Regione Lombardia.

3. Libretto d’impianto

Il Libretto d’impianto è la carta d’identità dell’impianto termico in cui sono riportate le caratteristiche e tutte le informazioni che lo riguardano. Viene fornito, obbligatoriamente, dall’installatore al momento dell’installazione ed è il segno tangibile che l’operazione è stata condotta secondo la regola dell’arte.

Se si è in possesso di un impianto a biomassa (stufa, camino o caldaia) ma non del relativo Libretto d’impianto è necessario regolarizzare l’impianto dotandolo di Libretto e facendolo accatastare da parte di un installatore o un manutentore abilitato e registrato al Catasto regionale degli impianti termici.

Nell’occasione si deve verificare, se possibile, la classe ambientale dell’apparecchio (numero di stelle) o la possibilità di rientrare nelle suddette deroghe.

Se non si rispettano le prescrizioni di legge, l’autorità competente può effettuare delle ispezioni e in caso di inadempienza può inoltrare una diffida. Se non si provvede a effettuare gli interventi necessari entro il termine stabilito è prevista l’irrogazione di una sanzione.