Il Coordinamento FREE, Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente chiedono il ripristino delle risorse necessarie a finanziare tutte le domande presentate entro i termini del bando PNRR per le CER
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono uno degli strumenti più innovativi per la partecipazione attiva di cittadini, enti locali e imprese alla transizione energetica. Proprio per questo ha destato forte preoccupazione la riduzione delle risorse destinate alla misura PNRR dedicata alle CER, avvenuta mentre il bando era ancora aperto.
La misura “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo” era stata inizialmente dotata di 2,2 miliardi di euro e dopo una fase iniziale di lenta partenza, dovuta anche alle complessità burocratiche e alla limitazione ai Comuni sotto i 5.000 abitanti, l’estensione della platea ai Comuni fino a 50.000 abitanti ha consentito una forte crescita delle richieste.
È bene ricordare che il 21 novembre 2025, con il bando in corso, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha annunciato una drastica riduzione delle risorse disponibili, portandole a soli 795,5 milioni di euro. Una decisione che, assunta a pochi giorni dalla chiusura del bando, ha lasciato prive di copertura finanziaria numerose domande presentate entro i termini previsti del 30 novembre 2026.
I dati dimostrano che la misura, dopo i correttivi introdotti, stava funzionando meglio delle aspettative. Le richieste pervenute al GSE avevano già consentito di raggiungere gli obiettivi originariamente previsti dal PNRR, confermando il forte interesse di cittadini, amministrazioni locali e imprese verso il modello delle comunità energetiche.
Coordinamento FREE, Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente, oltre al problema delle risorse, evidenziano la questione di metodo, poiché migliaia di soggetti hanno investito tempo e risorse economiche per predisporre progetti, studi di fattibilità, pratiche autorizzative e percorsi partecipativi sulla base di regole che avrebbero dovuto rimanere valide fino alla scadenza del bando. Le associazioni chiedono che vengano individuate le risorse necessarie per finanziare tutte le domande presentate nei termini previsti dal bando.
Le CER producono benefici ambientali, economici e sociali diffusi e rappresentano uno degli strumenti più efficaci per rendere cittadini e territori protagonisti della transizione energetica. E ora esiste anche la misura adatta. È recente, infatti, la notizia che l’Unione Europea ha concesso lo 0,3% del Pil di flessibilità per la transizione energetica, equivalente a 6,77 miliardi di euro l’anno per l’Italia. Si tratta di importi che nel triennio 2026-2028 non possono superare un totale del 0,6% del Pil, ma che soprattutto dovranno essere utilizzati solo per reti, rinnovabili ed efficienza e non per le fonti fossili.
Il Coordinamento FREE, Adiconsum, AiCARR, Aiel, ARSE, AssoEGE, AssoESCo, ATER, Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE, Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente auspicano pertanto un intervento urgente del Governo volto a garantire piena copertura alle richieste ammissibili e a preservare la fiducia soprattutto dei cittadini nelle politiche pubbliche a sostegno della transizione energetica.

