Effetti degli incentivi sul turn over tecnologico

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Le ricadute economiche, occupazionali e ambientali di Conto Termico e detrazioni fiscali sulla riqualificazione degli impianti a biomasse legnose

Conto termico, bilancio dei risultati dopo 9 anni

Il Conto Termico (CT) è attivo dal 2013, tuttavia ha impiegato quasi cinque anni a raggiungere livelli di utilizzo significativi e stabili. Fino al 2021 sono state presentate quasi mezzo milione di richieste ed erogati oltre due miliardi di Euro di incentivi. Se focalizziamo l’attenzione sugli interventi ad accesso diretto dei privati, dove ricadono i generatori a biomasse, dal 2018 al 2021 sono state presentate mediamente circa 100.000 richieste ed erogati circa 220 M€ di incentivi, rispetto ad una disponibilità di 700 M€ di spesa annua cumulata, non si riesce ancora a spendere oltre il 30% delle risorse potenzialmente disponibili.

Il 95% delle richieste, ovvero il 77% degli incentivi sono erogati agli interventi per l’istallazione di impianti per la produzione di energia termica rinnovabile: biomasse, solare termico e pompe di calore.

Nel 2021 sono stati erogati complessivamente (ai privati e le PA) 292,9 M€ agli interventi in accesso diretto, il 46% (134 M€) dei quali è stato impiegato per la sostituzione di generatori a biomassa (intervento 2.B), il 16% al solare termico e il 14% alle PdC. 

Gli interventi incentivati nel 2021 dal CT hanno consentito di attivare oltre 631 milioni di euro di investimenti, 8.000 occupati equivalenti (ULA), 170 ktep di energia termica da fonti rinnovabili e 79 ktep di risparmi di energia finale, a cui corrisponde un risparmio di emissioni di CO2 di circa 255 kt.

Riguardo alle ricadute economiche e occupazionali delle FER termiche in Italia, un recente studio del GSE ha quantificato nel 2021 circa 3,5 miliardi di Euro di investimenti, l’84% a carico delle PdC, il 13% a carico delle biomasse domestiche e il 3% del solare termico. Tuttavia, gli occupati equivalenti permanenti diretti e indiretti (legati alla gestione e manutenzione degli impianti esistenti) si stimano intorno alle 27.000 ULA nel periodo considerato, in gran parte legati alla filiera degli apparecchi alimentati a biomasse (circa 18.000 ULA, il 66%).

Andamento delle richieste di incentivo e della spesa annua del CT

Concentrando l’analisi sugli interventi di sostituzione dei generatori a biomassa (2.B), si rileva un incremento significativo dell’uso dello strumento incentivante fino al 2019, sia in termini di richieste sia in termini di incentivi erogati dal GSE. Nel 2019 si è raggiunto il livello massimo di richieste (circa 67.000) e di spesa annua (circa 145 M€). Nei due anni successivi, anche a causa della pandemia, c’è stato invece un lieve calo dei numeri (grafico 1). Complessivamente con il CT fino al 2021 sono state incentivate 270.000 sostituzioni attraverso l’erogazione di 597 M€ di incentivi, un importante supporto all’accelerazione della riqualificazione energetico-ambientale del parco generatori a biomassa in Italia, in particolare quelli domestici.

Grafico 1 – Andamento delle richieste di incentivo CT per interventi 2.B e della spesa annua 2013-2021 (elaborazioni AIEL su dati GSE, 2022).

Grafico 1

L’intensità di utilizzo del CT è piuttosto eterogenea a scala regionale. Nel Nord-Italia la Lombardia e il Veneto sono le regioni con il maggiore grado di utilizzo. La Lombardia nel 2021 ha superato le 12.000 richieste per una spesa annua di 23 M€. Nel Centro-Sud, invece, le regioni con il maggiore tasso di utilizzo sono il Lazio, la Campania e la Sicilia (grafico 2).

Grafico 2 – Numero di richieste di incentivo (interventi 2.B) per regione 2019-2021 (elaborazione AIEL su dati GSE, 2022).

Conto termico, Ecobonus e Bonus casa a confronto

Mettendo a confronto i tre sistemi incentivanti con i quali sono agevolabili interventi di sostituzione e di installazione di impianti a biomassa si nota la netta supremazia del CT in termini di numero di interventi di sostituzione, il doppio rispetto al Bonus Casa e circa il quadruplo rispetto all’Ecobonus, che prevedono anche la nuova installazione. Considerato che l’agevolazione fiscale per i due bonus fiscali è la medesima (50% in 10 annualità), si è ipotizzato per il Bonus Casa la stessa spesa per intervento dell’Ecobonus che, nel 2021, risulta essere di circa 6.500 €/intervento. Per il Bonus Casa si stima così un incentivo totale nel 2021 di circa 220 M€, contro i 65 M€ del CT e i 16 M€ dell’Ecobonus. Il valore medio 2021 dell’incentivo CT è circa 2.000 €/intervento.

Grafico 3 – Numero di interventi e relativa spesa per impianti a biomassa incentivati dal Conto Termico, dall’Ecobonus e dal Bonus Casa nel 2021 (elaborazione AIEL su dati GSE ed ENEA, 2022).

Caldaie a biomassa, spinta verso le tecnologie a “emissioni quasi-zero”

Dall’entrata in vigore del d.m. 186/2017, che ha introdotto la classificazione delle prestazioni energetico-ambientali “a Stelle” dei generatori a biomassa, e la sua successiva applicazione nei sistemi incentivanti e nelle disposizioni di alcune regioni – quelle del bacino padano in primis – che disciplinano l’installazione e l’esercizio degli impianti termici civili a biomassa, c’è stata una importante spinta verso impianti tecnologici a bassissime emissioni di polveri e carbonio organico, che chiamiamo a “emissioni quasi-zero”.

Questo obiettivo dei fabbricanti di caldaie europei è stato stimolato anche dall’introduzione in Germania nel 2020 di un nuovo sistema incentivante per le rinnovabili (BEG) che prevede un “bonus emissioni” (5% dell’investimento) per le caldaie a biomassa che raggiungono un livello di emissione di polvere inferiore o uguale a 2,5 mg/Nm3 al 13% di O2 (da test report per la prova di tipo).

Analizzando i dati di vendita del 1° semestre 2022 delle caldaie a biomassa vendute in Italia dai fabbricanti aderenti al Gruppo Caldaie a Biomassa di AIEL, che rappresenta l’81% del mercato nazionale in termini di fatturato, risulta che il 60% dei prodotti venduti appartiene alla classe 5 Stelle, il 38% alle 4 Stelle, solo il 2% ormai ricade nelle 3 Stelle (Grafico 4). L’81% delle caldaie 5 Stelle sono caldaie a pellet, il 14% a legna e il 5% a cippato. Il 70% delle caldaie a legna vendute fino a 35 kW sono 5 Stelle.

Grafico 4 – Vendite del 1° semestre 2022 delle caldaie a biomassa in Italia (≤500 kW) suddivise per la classe energetico ambientale (Stelle) ai sensi del d.m. 186/2017