Legna da ardere, cambia la norma ISO: il limite minimo di umidità scende all’8%. Accolta la proposta di AIEL: superato un parametro che non rispecchiava le reali condizioni produttive e commerciali del settore
La pubblicazione della nuova edizione della norma internazionale ISO 17225-5 segna un aggiornamento importante per il mercato della legna da ardere di qualità: il limite minimo di umidità previsto per la classificazione del prodotto passa ufficialmente dal 10% all’8%.
La modifica, contenuta nella revisione di aprile 2026 (che sostituisce la precedente) della norma tecnica ISO 17225-5:2021 (Biocombustibili solidi – Specifiche e classi dei combustibili. Parte 5: Legna da ardere classificata), recepisce la proposta tecnica avanzata da AIEL-Associazione Italiana Energie Agroforestali nell’ambito dei lavori internazionali della commissione tecnica ISO/TC 238 dedicata ai biocombustibili solidi.
L’aggiornamento nasce dall’esigenza di correggere un’anomalia tecnica emersa negli ultimi anni: in diversi contesti produttivi e commerciali, infatti, livelli di umidità della legna inferiori al 10% non rappresentano un’eccezione, ma una condizione tecnica ricorrente. È il caso dell’essiccazione naturale in aree calde e ventilate, come molte zone del Centro-Sud Italia, dove il legno può raggiungere naturalmente valori di umidità inferiori alla precedente soglia minima; della distribuzione attraverso la grande distribuzione organizzata, dove un contenuto idrico inferiore contribuisce a preservare gli imballaggi in cartone e a ottimizzare qualità e logistica; ma anche dei trasporti marittimi di lunga durata, dove una legna più secca riduce il rischio di formazione di muffe durante la movimentazione.
Con la nuova soglia fissata all’8%, la norma ISO si allinea meglio alla realtà produttiva e commerciale del settore, eliminando un ostacolo che rischiava di penalizzare proprio le aziende più attente alla qualità del prodotto.
L’aggiornamento rappresenta inoltre un passaggio importante anche sotto il profilo della trasparenza commerciale e delle certificazioni di qualità, come BiomassPlus®, perché consente di classificare correttamente la legna da ardere con caratteristiche qualitative elevate, favorendo una comunicazione più chiara lungo tutta la filiera, dai produttori ai distributori, fino ai consumatori finali.
«Questo risultato dimostra quanto sia importante portare nei tavoli internazionali di normazione l’esperienza concreta delle imprese e dei sistemi di certificazione», commenta Matteo Favero, responsabile Area biocombustibili e certificazioni di AIEL. «La soglia minima del 10% non rispecchiava la realtà produttiva di una parte crescente del mercato. Con questa modifica la norma diventa più coerente, tecnicamente più robusta e capace di valorizzare chi investe realmente nella qualità del combustibile legnoso».

