Il mercato europeo del pellet è tornato a crescere nel 2025, sostenuto dalla ripresa della domanda e da un inverno freddo. Restano però alcune incognite: dal 2027 è atteso un calo della domanda industriale, mentre evolvono il mercato degli apparecchi, le normative europee e gli equilibri geopolitici. I prossimi anni potrebbero quindi trasformare profondamente il settore.
Articolo originale di Manolis Karampinis, Director Business Development & Membership di Bioenergy Europe, comparso sul numero 3/2026 di Bioenergy International
Nel complesso, sia il mercato domestico del pellet sia quello industriale vengono da un anno sufficientemente positivo. Diversi temi commerciali e politici rimangono però irrisolti, e si trascineranno ancora nel 2026 e nel 2027. Fare previsioni è sempre difficile, ma sembra probabile che tra un paio d’anni il mercato del pellet sarà profondamente cambiato. L’unico modo per essere pronti è essere informati.
Produzione e domanda in ripresa
Nel 2025, dopo due anni consecutivi di contrazione, la produzione europea di pellet è cresciuta del 10% (escluse Russia e Bielorussia), ha raggiunto 24,1 milioni di tonnellate e ha segnato un nuovo record regionale. Tuttavia, nonostante l’Europa continui a guidare la produzione mondiale di pellet e mantenga la propria posizione di principale area di consumo (fonte: 2026 Pellets Report, Bioenergy Europe), il cambiamento potrebbe essere all’orizzonte.
Il settore del pellet apprezza sempre un inverno freddo, e l’ultima stagione termica ne ha generosamente offerto uno. Le scorte che si erano accumulate lungo la filiera – in parte risalenti ancora al 2022 e 2023 – si sono quindi esaurite, determinando una ripresa della produzione in diversi mercati europei – un cambiamento di segno positivo rispetto alla situazione degli ultimi due anni.
A volte, però, anche l’eccesso di una cosa positiva può diventare fonte di tensione: intorno a febbraio 2026 la disponibilità di pellet si è ridotta, i prezzi hanno iniziato a salire e si sono avvertite pressioni. In alcuni Paesi la situazione è stata tale da riportare il settore del pellet sotto i riflettori dei media, probabilmente per la prima volta dal 2022, ma fortunatamente l’aumento delle temperature e l’arrivo della primavera hanno allentato la tensione relativamente in fretta.
Anche se nessuno parlerebbe di una “crisi”, quanto accaduto ha comunque evidenziato come il margine tra offerta e domanda di pellet non sia così ampio da consentire una piena tranquillità.
Il nodo dell’offerta dopo il 2027
Ma potremmo presto trovarci nella situazione opposta, cioè in un eccesso di offerta? Il mercato se lo chiede già da qualche tempo, dato che si avvicina il momento, atteso per il 2027, in cui avverrà un brusco calo dei consumi di pellet industriale.
Guardando ai soli dati del 2025, anno in cui il consumo industriale di pellet ha superato per la prima volta nella storia i 30 milioni di tonnellate, sarebbe difficile intravedere una simile tendenza; la crescita in Giappone continua a essere impressionante e persino la domanda europea è quasi tornata ai massimi storici del 2021. Sappiamo però che il nuovo meccanismo transitorio incentivante previsto per l’impianto di Drax (e progressi analoghi sono stati compiuti anche per l’impianto di Lynemouth) dovrebbe sostanzialmente dimezzare la domanda del Regno Unito.
Picchi temporanei, legati alla domanda e ai prezzi dell’elettricità, o una domanda più strutturale proveniente ad esempio dai nuovi data center, potrebbero ridurre leggermente questa soglia, ma almeno nel breve periodo è comunque attesa una significativa riduzione della domanda.
Naturalmente, ciò rappresenta una forte preoccupazione per quasi tutti i produttori di pellet industriale, che ora guardano con maggiore interesse al mercato premium, al di là delle aspettative legate ai nuovi mercati, come il biocarbonio, l’industria pesante, i carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) e altri ancora.
Potrebbe davvero verificarsi uno spostamento in questa direzione? La possibilità certamente esiste, ma esistono anche importanti ostacoli ed elementi che renderanno tutt’altro che semplice questa transizione. Ciononostante, già nella prossima stagione termica potremmo assistere a nuove e interessanti dinamiche nel commercio mondiale del pellet di legno.
L’evoluzione del mercato degli apparecchi
Sul fronte degli apparecchi a pellet, il mercato europeo ha mostrato nel 2025 una ripresa delle vendite di caldaie e stufe a pellet; i numeri rimangono tuttavia ben al di sotto dei massimi storici del 2021-2022, mentre il 2023 e il 2024 sono stati, nel complesso, anni molto negativi. Vi sono però due tendenze principali che vale la pena richiamare brevemente.
La prima è che il mercato delle stufe a pellet sembra trovarsi in condizioni leggermente migliori rispetto a quello delle caldaie a pellet. Gli acquirenti di stufe includono sia famiglie ad alto reddito, che desiderano una bella fiamma in un apparecchio di design nel proprio soggiorno, sia famiglie a basso reddito, che danno priorità al risparmio economico. Non è quindi semplice costruire una narrazione univoca e spiegare questa dinamica di mercato. Nel complesso, tuttavia, sembra che le stufe a pellet si integrino bene con la più ampia tendenza all’elettrificazione del riscaldamento e vengano sempre più utilizzate come sistema di riscaldamento complementare alle pompe di calore.
La seconda tendenza riguarda le caldaie a pellet e il loro legame con gli incentivi all’acquisto. Trattandosi, nel complesso, di investimenti più costosi, le vendite di caldaie a pellet crescono rapidamente quando sono disponibili adeguate forme di sostegno per il loro acquisto – come è avvenuto negli ultimi anni in Austria e Polonia.
Tra mercato, regole e geopolitica
Guardando all’intersezione tra mercato e politica, il Regolamento europeo sulla deforestazione zero (EUDR) ha beneficiato di una semplificazione che renderà la vita molto più facile a chi produce pellet di legno da segatura e altri residui all’interno del mercato UE. Per chi importa pellet nell’Unione europea, invece, non è cambiato molto: a partire dal 2027 gli importatori dovranno fornire dati di geolocalizzazione e dichiarazioni di dovuta diligenza.
I produttori di pellet industriale situati al di fuori dell’UE sono, nel complesso, più familiari con questa materia rispetto ai produttori extra-UE di pellet premium. Una questione interessante per il prossimo anno sarà capire se l’EUDR influenzerà i flussi commerciali del pellet di legno, favorendo potenzialmente un riallineamento delle importazioni di pellet premium all’interno dell’UE.
Venendo alle questioni di carattere più generale, la Direttiva sulle energie rinnovabili (RED III) non è ancora stata pienamente attuata nella maggior parte degli Stati membri dell’UE, ma la Commissione ha già avviato le consultazioni sul quadro successivo al 2030 – il che significa che una RED IV è già in vista. Tra i temi sul tavolo figurano tuttavia l’estensione dei criteri di sostenibilità a settori ulteriori rispetto alla bioenergia, l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse di biomassa e un confronto aperto sull’opportunità di rafforzare e/o semplificare i criteri di sostenibilità, ma in questa fase è impossibile prevedere quale sarà l’esito della discussione.
Anche la geopolitica mondiale avrà probabilmente un ruolo importante. Nell’estate del 2025 è stata evitata una guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione europea e sono state accantonate le discussioni sui possibili contro-dazi europei sulle importazioni di pellet statunitense.
La situazione in Iran e nello Stretto di Hormuz ha però generato una nuova ondata di caos nei mercati energetici globali. La sicurezza energetica occupa una posizione più importante che mai nell’agenda dell’UE, ma lo stesso vale per la competitività industriale. Il settore della biomassa e del pellet di legno dispone di argomenti validi su entrambi i fronti, ma mancano ancora segnali politici chiari in favore del settore.

