Piano qualità dell’aria 2025-2027: strategie, obiettivi e impatti su mobilità e riscaldamento civile

Condividi

Dal nuovo modello di governance agli investimenti nei trasporti e nell’efficienza energetica: come il Piano d’Azione punta a ridurre PM10, PM2.5 e NO₂ migliorando salute pubblica e sostenibilità, con un focus sulle tecnologie a biomassa e sulle emissioni domestiche

L’Autore di questo articolo è Stefania Crotta, Direttore generale programmi e incentivi finanziari (PIF) del Mase-Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica

Il Piano d’Azione per il miglioramento della qualità dell’aria (PAA 2025-2027) rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Tale piano è il risultato dell’attività della Cabina di Regia, istituita ai sensi dell’articolo 14 del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, e ha ottenuto l’approvazione ufficiale dal Consiglio dei ministri il 20 giugno 2025.

Definizione degli ambiti di intervento e governance del Piano

L’individuazione degli ambiti di intervento e delle relative azioni operative all’interno del Piano d’Azione per il Miglioramento della Qualità dell’Aria nasce dalla consapevolezza che i fattori che influenzano la qualità dell’aria sono molteplici e interconnessi. Di conseguenza, risulta fondamentale adottare un approccio trasversale e razionale, che consenta di analizzare in modo approfondito le problematiche esistenti e di identificare soluzioni mirate ed efficaci. Questo processo si traduce nell’attuazione di interventi specifici, capaci di agire sia direttamente sia indirettamente sulle cause dell’inquinamento atmosferico, con l’obiettivo di garantire un ambiente più salubre per la popolazione attraverso la riduzione delle emissioni inquinanti.

Un elemento di novità rispetto alle precedenti strategie risiede nella struttura di governance adottata per il Piano d’Azione Nazionale. La Cabina di Regia, incaricata del coordinamento e della supervisione dell’intero processo, ha visto la partecipazione congiunta di diversi dicasteri, sotto la guida generale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Tra i partecipanti figurano il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), oltre alle Regioni e alle Province Autonome. Queste ultime, in particolare, rivestono un ruolo centrale in quanto detentori dei dati territoriali e responsabili dell’attuazione locale delle misure previste dal Piano. Tale modello di governance è stato concepito per assicurare una gestione integrata e coordinata delle azioni, favorendo la stabilità e la continuità degli effetti positivi nel tempo.

Obiettivi principali del PAA

  • Conformità UE: il primo obiettivo consiste nel contribuire alla risoluzione delle  procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia.
  • Riduzione delle concentrazioni: il secondo obiettivo mira all’abbattimento delle concentrazioni di agenti inquinanti quali PM10, PM2.5 e NO2, soprattutto nelle aree del territorio maggiormente critiche, al fine di contribuire al rispetto  dei limiti imposti dalle direttive dell’Unione in materia di qualità dell’aria.
  • Salute pubblica: infine, il terzo obiettivo è la diminuzione dell’incidenza di patologie correlate all’inquinamento atmosferico, con particolare attenzione al miglioramento della qualità della vita delle fasce di popolazione più vulnerabili.

Struttura e ambiti di intervento del PAA

Il Piano è strutturato in quattro ambiti di intervento, di cui uno trasversale e tre tematici, ciascuno dedicato a specifici aspetti della problematica ambientale. Esiste inoltre il riferimento ad un ulteriore ambito, ricognitivo delle misure complementari già previste a livello nazionale (PNRR, agrisolare, Piano Trasporto pubblico locale, ecc.), Per ogni ambito sono state individuate azioni operative ben definite, tutte inserite all’interno di una strategia unica e integrata. Ogni azione è stata accuratamente quantificata dal punto di vista sia temporale sia economico, al fine di garantirne l’efficacia e la realizzabilità.

Analisi dei settori di intervento di responsabilità diretta Mase e benefici attesi

Settore mobilità

Nel settore della mobilità, il Piano prevede investimenti pari a circa 2.3 miliardi di euro, destinati a una serie di azioni mirate a diversi ambiti del trasporto. Gli interventi riguardano il trasporto marittimo, focalizzandosi sull’impatto ambientale nei porti, il rafforzamento del trasporto ferroviario, la promozione di una mobilità stradale privata e commerciale a basse e zero emissioni, nonché il potenziamento del trasporto pubblico locale.

Un’attenzione particolare è rivolta alle aree urbane, che risultano maggiormente esposte al rischio di superamento dei limiti di qualità dell’aria. In questo contesto, sono stati destinati 800 milioni di euro attraverso specifici programmi di finanziamento rivolti alle città più critiche. Tali risorse rendono possibile l’attivazione di progetti strutturali per la mobilità sostenibile, con un impatto diretto sulla riduzione delle concentrazioni di NO₂ e PM10 nei contesti urbani più sensibili.

Benefici attesi nel settore mobilità

  • Riduzione diretta delle emissioni di NOx, PM10 e SO₂ nelle aree portuali e nei centri urbani;
  • Transizione verso sistemi di trasporto a zero emissioni e miglioramento complessivo della mobilità urbana;
  • Incremento della qualità dell’aria, specialmente nelle zone soggette a procedure di infrazione UE, con una tutela rafforzata della salute pubblica.

Settore efficienza energetica e riscaldamento civile

Per quanto riguarda l’efficienza energetica nel riscaldamento civile, è stata avviata  una riforma legislativa che prevede da un lato l’aggiornamento del DM 186/2017 e dall’altro l’introduzione di norme volte a incidere sulla qualità dei combustibili utilizzati, sul processo di educazione dei cittadini circa la buona conduzione degli impianti termici, sulla semplificazione degli accatastamenti e sulla semplificazione delle operazioni di controllo.

Benefici attesi nel settore riscaldamento civile

  • Valorizzazione e diffusione di tecnologie più performanti;
  • Drastica riduzione delle emissioni di PM10 e PM2.5 derivanti dalla combustione domestica;
  • Aumento dell’efficienza termica e contestuale riduzione del consumo di biomassa solida;
  • Miglioramento della sicurezza e legalità degli impianti, favorendo l’emersione di quelli non a norma.