Nel riscaldamento a biomassa, il 79% degli impianti è obsoleto e genera oltre il 90% delle emissioni. Al convegno di AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali a Progetto Fuoco è emersa la priorità di accelerare la sostituzione dei vecchi generatori per centrare gli obiettivi 2030. Il Piano Aria stanzia 2,6 miliardi, con incentivi, rottamazione e controlli più efficaci

Nel settore del riscaldamento domestico a biomassa, quasi l’80% del parco installato è ancora costituito da generatori fino a 2 stelle o non classificati. Una quota che, secondo le elaborazioni del Rapporto Statistico AIEL 2025, è responsabile di oltre il 90% delle emissioni complessive del comparto. È questo il punto di partenza del confronto che si è svolto oggi a Progetto Fuoco nel convegno istituzionale promosso da AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali, partner tecnico della manifestazione, dedicato all’attuazione del Piano nazionale per la qualità dell’aria 2025–2027 e all’aggiornamento del DM 186/2017.
«Oggi il 79% degli apparecchi in esercizio appartiene alle classi emissive più basse o non è classificato», ha dichiarato Diego Rossi (Responsabile Area Tecnologica e Progettazione – AIEL). «È su questa parte di parco che dobbiamo intervenire. Inasprire ulteriormente i requisiti per il nuovo installato produce effetti marginali se non acceleriamo la sostituzione degli impianti più obsoleti». Le simulazioni contenute nel Rapporto indicano che, mantenendo l’attuale ritmo di rinnovo, al 2030 si potrebbe conseguire una riduzione delle emissioni di particolato pari a circa il 18% rispetto al 2024. Un’accelerazione del turnover tecnologico, mirata alla sostituzione dei generatori a 2 e 3 stelle, consentirebbe invece risultati sensibilmente migliori.
Piano Aria e aggiornamento del DM 186/2017
Nel corso dell’incontro si è quindi aperto il confronto sul quadro regolatorio e sugli strumenti di sostegno al settore. Ad aprire i lavori è stato Fabio Romeo (Direzione generale Programmi e Incentivi Finanziari – MASE), che ha riconosciuto l’importante sforzo compiuto dalla filiera nel miglioramento delle performance ambientali delle tecnologie, richiamando al tempo stesso la complessità della fase attuale. La priorità indicata è duplice: completare il percorso necessario a rientrare nei parametri della direttiva vigente e programmare con chiarezza il passaggio alla nuova direttiva europea.
Stefania Crotta (Direttore generale Programmi e Incentivi Finanziari – MASE) ha illustrato le azioni previste dal Piano nazionale qualità dell’aria, che interviene sui settori agricolo, trasporti e riscaldamento civile con una dotazione complessiva di 2,6 miliardi di euro. Per il settore delle biomasse, tra le leve principali figurano l’aggiornamento del DM 186/2017 – con il rafforzamento dei requisiti emissivi – 100 milioni di euro per la rottamazione dei vecchi generatori a biomassa e il potenziamento delle attività di controllo, cui sono destinati 50 milioni.
Enrico Bonacci (Segreteria tecnica dipartimentale – MASE) ha presentato l’aggiornamento del Conto Termico 3.0, pensato per aumentare l’efficacia dello strumento e migliorarne l’aderenza al mercato, bilanciando sostegno alle rinnovabili e vincoli di qualità dell’aria. Tra le novità: revisione del perimetro degli interventi incentivabili, apertura al non residenziale privato oltre alla pubblica amministrazione, aggiornamento dei requisiti di accesso e revisione dei coefficienti per ottimizzare la spesa pubblica.
Il confronto con le Regioni
La sessione si è conclusa con un tavolo di confronto tra rappresentanti delle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Toscana e della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno condiviso esperienze normative e criticità applicative, con particolare attenzione ai controlli e alle ispezioni sugli impianti, al loro accatastamento, al coordinamento tra livello nazionale e territoriale e alla comunicazione rivolta ai cittadini. “Nel confronto quotidiano degli ultimi mesi con le imprese socie di AIEL – spiega il Presidente Domenico Brugnoni – è emersa con forza l’esigenza che l’evoluzione normativa avvenga in modo coerente e programmato, assicurando un allineamento chiaro tra classi ambientali, requisiti tecnici e strumenti di incentivazione. Un quadro regolatorio stabile e omogeneo a livello nazionale è considerato condizione essenziale per consentire alle aziende di pianificare investimenti e innovazione tecnologica nel medio-lungo periodo. Il dibattito ha confermato che il raggiungimento degli obiettivi emissivi al 2030 dipenderà non tanto dall’inasprimento dei requisiti per i nuovi apparecchi, ma soprattutto dalla capacità di accelerare in modo strutturale il rinnovo del parco installato esistente”.

