I dati del nuovo report di Legambiente presentato oggi al IX Forum Foreste

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Legambiente: “Serve più prevenzione e un piano industriale nazionale che metta al centro la filiera del bosco-legno-energia per la transizione ecologica del settore forestale. Al Governo chiediamo di alzare l’asticella con un obiettivo nazionale che preveda entro il 2030 di certificare almeno il 25%, di raggiungere in fatto di pianificazione almeno il 50% delle superfici forestali”

In Italia le foreste crescono e avanzano, per effetto dell’abbandono delle aree rurali e montane, ma aumentano anche le pressioni che le minacciano e i ritardi che le indeboliscono. A mettere in fila dati e numeri è il nuovo report di Legambiente “La Bieconomia delle foreste 2026” presentato oggi a Roma nel corso del “IX Forum Foreste sulla gestione sostenibile e forestale” insieme ad un pacchetto di proposte indirizzate al Governo. Quattro gli alert rossi che nel 2026 impattano sul patrimonio boschivo: l’impennata degli incendi, l’accelerata della crisi climatica e delle specie aliene, i ritardi nella prevenzione e la crescita a rilento di pianificazione, certificazione e gestione forestale sostenibile, la dipendenza da legname estero. I dati parlano chiaro.

La minaccia più grande arriva dagli incendi: stando ai dati elaborati da Legambiente su fonte EFFIS/Copernicus nella Penisola dal 1° gennaio al 15 ottobre sono 2.223 i roghi scoppiati (+ 20,5% rispetto al 2025) e 130.858 gli ettari andati in fumo (+36% rispetto al 2025), pari a 183.275 campi da calcio. Parliamo di una media di 58,8 ettari per incendio. Degli ettari totali percorsi dalle fiamme, ben il 28,66% (37.499 ettari) riguarda territori della Rete Natura 2000, una ferita al cuore verde della Penisola che cresce rispetto al 2025, parliamo di circa 12.000 ettari in più rispetto allo scorso anno. A livello generale il Meridione si conferma il più colpito con Sicilia (71.178 ettari bruciati e 836 roghi), Calabria (14.359 ha e 570 roghi), e Puglia (13.649 ha e 157 incendi), seguiti da Piemonte (5.159 ha e 52 roghi) e Sardegna (5.043 ha e 44 incendi), che insieme all’Abruzzo (4594ha e 30 incendi) sono anche le regioni dove sono maggiormente bruciati gli ettari della Rete Natura 2000. La provincia di Bolzano è invece l’unico territorio non interessato dai roghi. Nella Penisola salgono a 789 i Comuni feriti dalle fiamme (+19%), di questi 494 (pari al 62,6% del totale) sono piccoli Comuni (sotto i 5.000 abitanti). Ciò che preoccupa, è il fatto che in Italia la superficie interessata annualmente dai roghi (oltre 100.000 ettari) supera persino quella autorizzata al taglio nel nostro Paese, pari a 72.000 ettari secondo i dati SINFOR 2025.

Altro alert rosso, riguarda i ritardi sulla prevenzione, e il fatto che pianificazione e gestione forestale nel 2026, seppur in lieve crescita, raggiungono rispettivamente solo il 21% (era il 18% nel 2025) e l’11% (era l’8% del 2025) della superficie boscosa, con un aumento di appena tre punti percentuale rispetto al 2025.

Intanto la crisi climatica avanza con siccità, ondate di calore, ed eventi meteo estremi; mentre tra le specie aliene invasive la cocciniglia tartaruga del pino, un parassita di origine asiatica, sta lasciando il segno uccidendo intere pinete della macchia mediterranea. Ultimo alert, preoccupa la dipendenza dell’Italia e il sottoutilizzo del legno: nonostante disponga di un patrimonio boschivo in crescita, la Penisola anche nel 2026 continua a importare l’80% di legname dall’estero per il suo fabbisogno, una scelta che la espone a vulnerabilità geopolitiche in caso di blocchi commerciali o sanzioni internazionali, mentre l’utilizzazione del legno Made in Italy resta tra i più bassi d’Europa. Si preleva poco più di un terzo dell’incremento annuo, e ampie porzioni di bosco non sono soggette ad alcuna forma di gestione programmata.

Una fotografia, in sintesi, che non rende giustizia ad un Paese come l’Italia che custodisce un patrimonio forestale, che copre ormai circa 11 milioni di ettari (erano 6 milioni negli anni ’70), pari oggi a quasi il 37%della superficie nazionale, e la cui filiera, quella del bosco- legno-energia, nel 2025 ha fatturato, stando agli ultimi dati disponibili, complessivamente 52,2 miliardi di euro, pari al 4,3% del fatturato manifatturiero nazionale, contando nel suo complesso 62.100 imprese e 292.000 addetti. Eppure, ad oggi, denuncia Legambiente, in Italia la gestione degli ecosistemi forestali passa soprattutto dal fuoco e la loro conservazione è affidata all’abbandono, quest’ultimo rischia di diventare l’unica azione di conservazione.Serve un urgente un cambio di paradigma lavorando su una prevenzione attiva e strutturale – basata su una gestione forestale sostenibile, sulla manutenzione del territorio, la pianificazione urbanistica nelle zone di interfaccia urbano-rurale, l’applicazione del fuoco prescritto, l’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuni e sistemi avanzati di monitoraggio satellitare (come EFFIS) – e su un pianoindustriale nazionale che metta al centro la filiera del bosco-legno-energia per accelerare la transizione ecologica del settore forestale.

Obiettivo nazionale 2030: Per questo Legambiente dal IX Forum Foreste indirizza un pacchetto di proposte al Governo chiedendo in primis la definizione di un obiettivo nazionale che preveda entro il 2030 di certificare almeno il 25% e raggiungere almeno il 50% della pianificazione delle superfici forestali e ridurre del 30% le importazioni di legno dall’estero. Allo stesso tempo è fondamentale prevedere piani di mitigazione e adattamento a scala territoriale per proteggere gli ecosistemi forestali, frenare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Aumentare la protezione delle foreste, e i monitoraggi, creare santuari per la biodiversità forestale. Occorre promuovere il Made in Italy e le filiere forestali locali sostenibili, favorire la bioeconomia circolare per sostenere la transizione ecologica, prevedere più legno nei processi produttivi e un uso a cascata ai fini energetici anche per ridurre la povertà energetica di molte famiglie che usano il legno per riscaldare casa, contrastare il commercio illegale e la deforestazione indotta, e infine prevedere più verde urbano in città, fondamentale per mitigare gli effetti della crisi climatica nelle aree urbane dove vive la maggioranza delle persone, e per rigenerare e rendere più resilienti le città.

Un messaggio quest’ultimo, unito alla richiesta di piena applicazione della Legge 10/2013 (che prevede la messa a dimora di un albero per ogni nuovo nato o minore adottato, il censimento e la cura del patrimonio arboreo comunale, l’adozione di strumenti di pianificazione del verde, l’integrazione di alberi nelle strategie urbane, suolo permeabile e infrastrutture verdi nelle politiche di rigenerazione urbana) che Legambiente rilancerà anche il prossimo 21 novembre in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi e della sua campagna nazionale “Festa dell’albero”, che dal 20 al 22 novembre animerà la Penisola con iniziative di messa a dimora di piante e alberi organizzate dai suoi regionali e circoli locali.

“Le foreste – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresentano uno degli elementi centrali delle politiche europee per la transizione ecologica, la mitigazione dei cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità e lo sviluppo di una bioeconomia sostenibile. Per il 2030, pertanto, la gestione forestale non può più essere considerata esclusivamente come una politica settoriale, ma deve essere letta all’interno degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, tutela della biodiversità, ripristino degli ecosistemi e sviluppo di filiere economiche sostenibili. Dall’Italia ci aspettiamo un serio cambio di passo e un maggiore impegno nella valorizzazione, gestione e pianificazione forestale”.  

“In Italia l’attuazione della Strategia forestale nazionale e della riforma del settore forestale in tutte le Regioni – aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – è l’altro passo che ancora manca per completare il percorso previsto dal D.Lgs. 34/2018 – Testo unico in materia di foreste e filiere forestali e la Strategia forestale nazionale, per poter valorizzare un settore importante per l’ambiente e per l’economia del nostro Paese. Serve anche un serio impegno da parte delle regioni, e per questo abbiamo in programma alcune tappe regionali del Forum Foreste, ma anche maggiori fondi e risorse, mentre nell’attuazione delle politiche territoriali c’è bisogno di più integrazione con il settore forestale che deve diventare un asset della bioeconomia circolare e del Made in Italy per le filiere forestali”.

Focus legno e buone pratiche: per Legambiente prevenire gli incendi e contrastare la crisi climatica, sono due azioni fondamentali per tutelare le foreste e il legno che rappresenta una leva strategica per accelerare la transizione ecologica e raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Quando è gestito e utilizzato in maniera sostenibile, il legno offre benefici ambientali, sociali ed economici: è una fonte rinnovabile, immagazzina carbonio, può sostituire materiali ad alto impatto come acciaio o cemento riducendo significativamente le emissioni embodied (carbonio incorporato) legate alla produzione e costruzione, e può essere riciclato o riutilizzato in molti cicli di vita. L’esempio che arriva dalle comunità energetiche forestali ne è una prova, così come quello delle buone pratiche sparse per l’Italia. Cinque quelle censite quest’anno da Legambiente. 1) L’accordo per una gestione integrata della filiera foresta-legno tra Trentino e Friuli; 2) il Premio del paesaggio che ha assegnato il primo posto alla Magnifica Comunità di Fiemme; 3)  il Bando della Regione Emilia-Romagna per valorizzare boschi e foreste e favorire lo stoccaggio di carbonio, biodiversità e paesaggio; 4) le Foreste Aperte 2026 nel Parco di Tepilora, quattro appuntamenti tra natura e comunità; 5) Xylella, i risultati della ricerca di dell’Università del Salento: foreste al posto degli ulivi.

Il report completo su www.legambiente.it