Dal confronto alle soluzioni: le priorità operative per il rilancio della filiera forestale italiana

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Pianificazione, approvvigionamento, integrazione di filiera, certificazioni e politiche di sostegno nel dibattito al Tavolo di Filiera del Legno del MASAF

Dopo aver sintetizzato i temi emersi nel confronto avviato al Tavolo di Filiera del Legno istituito presso il MASAF sui fabbisogni strutturali del settore forestale, entriamo nel merito dei contenuti, analizzando nel dettaglio le principali questioni operative legate alla pianificazione forestale, all’approvvigionamento interno, all’integrazione delle filiere, alle certificazioni e agli strumenti di politica economica necessari per rafforzare il comparto forestale nazionale.

Pianificazione forestale e approvvigionamento interno

Il principale problema della filiera del legno rimane l’approvvigionamento domestico, condizionato dal fatto che solo il 20% delle superfici forestali italiane è attualmente dotato di un piano di gestione. Questo dato indica comunque un miglioramento rispetto al 14% del 2015, anche grazie alle politiche di sviluppo rurale regionali e ai fondi forestali dedicati.

Le principali direttrici di intervento dovrebbero quindi mirare a rafforzare la pianificazione e la gestione sostenibile degli ecosistemi forestali; proseguire gli investimenti e le attività volte a consolidare le filiere regionali già esistenti e a incrementare ulteriormente la produzione nazionale; aumentare il livello di sostegno all’utilizzo del legno nazionale.

I proprietari pubblici svolgono un ruolo strategico nel favorire la gestione attiva del patrimonio boschivo e nel consentire alle imprese e ai gestori una programmazione a medio termine. Tuttavia, la pianificazione non garantisce processi operativi continui e per questo motivo sarebbe utile integrare i finanziamenti con contratti pluriannuali che rendano più efficace l’attuazione della pianificazione.

Nonostante l’aumento della superficie boscata, molte nuove coperture derivano da terreni abbandonati e richiedono una gestione differenziata per essere realmente valorizzate: la pianificazione forestale dovrebbe quindi puntare su resilienza e diversificazione strutturale e compositiva, anche in ragione delle maggiori fragilità legate ai cambiamenti climatici.

Integrazione fondiaria e di filiera

La frammentazione fondiaria e la gestione spesso episodica delle proprietà forestali rappresentano ancora un ostacolo significativo alla gestione forestale sostenibile. Le maggiori criticità permangono sui terreni privati, spesso frammentati e poco gestiti. Risulta quindi essenziale coinvolgere le proprietà abbandonate o “silenti” nella gestione attiva dei boschi.

L’aggregazione fondiaria, il sostegno all’associazionismo e la creazione di consorzi forestali pubblici o privati costituiscono strumenti strategici per realizzare una pianificazione su larga scala e garantire una gestione economicamente sostenibile.

In questo, la filiera delle biomasse annovera esperienze positive, perché ha dimostrato che imprese dotate di meccanizzazione avanzata possono operare in modo economicamente sostenibile, generando macchiatici positivi; dove il mercato funziona non sono necessari ulteriori finanziamenti esterni, mentre in altri casi è ancora indispensabile un intervento pubblico strutturale.

Inoltre, è utile guardare a una migliore integrazione della filiera forestale con i settori produttivi, attraverso reti e contratti di filiera. I diversi attori possono entrare in relazione anche grazie a strumenti digitali e portali dedicati, favorendo una collaborazione più coordinata ed efficace lungo tutta la filiera.

Certificazioni di qualità, “Made in Italy”, bioedilizia e crediti di carbonio

Di recente, le certificazioni forestali (PEFC, FSC®) hanno registrato un aumento significativo, soprattutto nelle Regioni del Nord Italia. Queste emergono come un fattore di competitività, soprattutto per le imprese che sono legate ai circuiti della grande distribuzione.

Tuttavia, rimane debole la congiunzione tra le certificazioni forestali e quelle di qualità del prodotto che in molti casi riguardano fasi della filiera successive alla gestione forestale. Sarebbe quindi utile sostenere le aziende nello sviluppo di sistemi integrati di gestione delle molteplici certificazioni di qualità e sostenibilità, fondati su una base comune di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti.

In effetti, le certificazioni di qualità e di prodotto sono di grande interesse anche per il settore delle biomasse a fini energetici e spaziano dalle certificazioni di qualità per i biocombustibili legnosi (legna da ardere, pellet, cippato) destinati agli usi domestici e commerciali, fino alle certificazioni di sostenibilità per i biocombustibili impiegati in grandi impianti e centrali.

Le certificazioni di prodotto, superando il focus esclusivo sulla certificazione della catena di custodia, potrebbero giocare un ruolo fondamentale anche nel rafforzare il valore del Made in Italy. In tal senso, potrebbero essere sviluppati schemi volti a garantire le caratteristiche strutturali del legname (es. elasticità, resistenza, flessibilità); inoltre, l’istituzione di un marchio identificativo del legno di provenienza nazionale potrebbe costituire uno strumento utile nell’ambito del public procurement.

La promozione dell’utilizzo del legno di origine nazionale, in particolare nel settore delle costruzioni, si collega al tema dei crediti di carbonio e al contributo dello stoccaggio di carbonio nei prodotti legnosi e nel settore edilizio, in un’ottica di mitigazione tanto dei cambiamenti climatici, quanto di valorizzazione delle filiere forestali. A tal fine, potrebbero essere introdotti indicatori e sistemi di monitoraggio che consentano di misurare il ricorso al legno in sostituzione di materiali come plastica e cemento.

Similmente, anche i servizi ecosistemici potrebbero permettere una maggiore valorizzazione della filiera. Tuttavia, dovrebbe essere definito in modo più efficace il significato operativo dei servizi ecosistemici, chiarendone anche i meccanismi di finanziamento, ad esempio proponendo strumenti pubblici che ne incentivino la gestione attiva sul modello delle misure agricole.

Normativa, vincoli ambientali e Natura 2000

È convinzione diffusa all’interno del mondo forestale che sia necessario ricercare una semplificazione normativa, correggendo altresì gli elementi che creano ostacoli o confusione (ad esempio, quella ricorrente tra cantieri forestali ed edilizi). Anche il rigido sistema vincolistico potrebbe essere aggiornato e adeguato, ad esempio distinguendo tra fustaie e boschi di neoformazione, e sarebbe opportuno un processo volto a sostenere le competenze tecniche delle amministrazioni chiamate a valutare i progetti forestali.

I temi paesaggistici sono quelli su cui ancora e maggiormente si registrano approcci interpretativi e operativi differenti, così come, spesso, anche in relazione alle norme connesse alla Rete Natura 2000. In generale, viene evidenziata la necessità di evitare vincoli eccessivamente rigidi che potrebbero ostacolare la gestione attiva dei boschi e favorire l’abbandono forestale, e procedere in un percorso di semplificazione normativa, non solo in ambito forestale ma anche per le norme collegate (es. idraulica, gestione del rischio alluvioni, viabilità forestale, normativa paesaggistica).

Comunicazione e formazione

Nelle considerazioni del Tavolo di Filiera, è (ri)emersa l’importanza di avviare una campagna di comunicazione nazionale finalizzata a valorizzare i boschi italiani, a far conoscere le potenzialità delle filiere forestali e a promuoverne lo sviluppo e aggiornando la narrazione pubblica del settore.

Un simile piano di comunicazione nazionale dedicato alla filiera forestale potrebbe beneficiare del coordinamento con strumenti già disponibili, e potrebbe sostenere la valorizzazione economico-finanziaria del settore forestale, favorendo una maggiore integrazione con il sistema creditizio e le istituzioni finanziarie, per superare la percezione del comparto come marginale e riconoscerne il potenziale strategico.

Un elemento centrale della comunicazione dovrebbe riguardare il chiaro messaggio secondo cui “gestire significa anche tagliare”: il prelievo forestale sostenibile contribuisca alla manutenzione del territorio, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e al mantenimento di una presenza umana attiva nelle aree interne.

Accanto alla comunicazione, assume un ruolo strategico la formazione continua, indispensabile per far fronte alla carenza di manodopera, all’aumento della meccanizzazione e alle esigenze legate al ricambio generazionale.