Biomasse e RED III: tra recepimento nazionale e nuove incertezze europee

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Sul finire del 2025 l’Italia ha recepito la RED III, ma a livello UE emergono nuove criticità per le biomasse legnose. La Commissione europea ha avviato una consultazione sulla revisione degli allegati V e VI, che definiscono i valori emissivi per il calcolo dei risparmi di gas serra. La proposta prevede valori predefiniti più penalizzanti, criticità sul contenuto di umidità del cippato e una classificazione forestale poco aderente alla realtà delle filiere. AIEL segue il confronto a livello europeo

Sul finire del 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto legislativo per il recepimento e l’attuazione della RED III, ossia la Direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di promozione dell’energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 gennaio 2026.

Si tratta di un elemento significativo e che avrà risvolti importanti per il mondo delle biomasse legnose. Inoltre, è previsto che nel corso del 2026 debba avvenire la revisione del Decreto interministeriale sul Sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocombustibili (DM 7 agosto 2024, n. 294).

Tuttavia, sul fronte europeo il percorso della RED III si tinge di nuove preoccupazioni per gli operatori del mercato delle biomasse legnose: la Commissione europea ha infatti avviato una consultazione pubblica sulla propria proposta di revisione degli allegati V e VI della RED III, aprendo un confronto tecnico di grande rilievo per il settore bioenergetico.

Perché gli allegati sono così importanti

Gli allegati V e VI della RED III contengono i valori di riferimento (tipici e predefiniti) utilizzati per il calcolo dei risparmi di emissioni di gas a effetto serra derivanti dall’uso delle energie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili.

Tali valori variano in funzione di diversi parametri, tra cui la tipologia di biocombustibile, l’utilizzo finale (ad esempio energia termica o elettrica) e le distanze di trasporto. I valori emissivi, inoltre, si distinguono in:

  • valori tipici, rappresentativi di una filiera media e usuale;
  • valori predefiniti (standard), più conservativi rispetto ai valori tipici, e direttamente utilizzabili dagli operatori per evitare calcoli analitici molto complessi sui valori reali della propria filiera di approvvigionamento.

Proprio per questo, gli allegati costituiscono uno strumento essenziale per la dimostrazione della sostenibilità delle filiere bioenergetiche. Analizzando la proposta di revisione, sono però emerse alcune criticità che meritano attenzione.

Valori tipici in aumento, valori predefiniti in calo

Un primo aspetto critico riguarda l’andamento divergente dei valori tipici e di quelli predefiniti:

  • i valori tipici risultano generalmente aumentati, indicando per il settore bioenergetico emissioni inferiori e maggiore sostenibilità;
  • i valori predefiniti, al contrario, vengono ridotti, creando maggiori difficoltà agli operatori del settore che se ne avvalgono per dimostrare la propria sostenibilità emissiva.

Si tratta di una scelta difficile da giustificare sul piano metodologico: se il valore tipico indica maggiori risparmi emissivi, anche i valori predefiniti – che sono peraltro più cautelativi di quelli tipici! – dovrebbero seguire una traiettoria analoga, anziché muoversi in direzione opposta.

Questo approccio paradossale rischia di penalizzare i piccoli operatori, che si affidano frequentemente ai valori predefiniti per dimostrare la propria conformità.

Il nodo dell’umidità del cippato di legno

Un tema particolarmente delicato riguarda il contenuto di umidità del cippato di legno.

Già nella versione vigente degli allegati, i risparmi emissivi del cippato erano stati calcolati assumendo un contenuto idrico del cippato del 30%. Tuttavia, chi opera sul mercato sa bene che il cippato di legno non stagionato presenta valori di umidità tipicamente più elevati.

Con la revisione proposta, il valore del 30% verrebbe inserito direttamente all’interno dell’allegato normativo, diventando vincolante e non più solo un riferimento metodologico, e questo potrebbe costringere molte aziende a continui ricalcoli emissivi sulla base del contenuto idrico reale del materiale.

Una soluzione più coerente con la consueta pratica industriale potrebbe invece essere:

  • l’adozione di un valore più rappresentativo delle tipiche condizioni operative (ad esempio, 40%); oppure
  • introdurre classi di umidità (ad esempio, 30-50%), peraltro in modo analogo a quanto già avviene per le distanze di trasporto (es. 0-500 km, 500-1000 km, ecc.).

Complessità e filiere forestali: oltre le “etichette”

In Italia, la Commissione tecnica CT 282 “Biocombustibili solidi” del CTI sta sviluppando una norma tecnica di supporto agli operatori nell’attuazione del sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocombustibili.

In quel contesto, a cui AIEL partecipa attivamente, è emersa una difficoltà strutturale legata al fatto che alcune situazioni “forestali” non rientrano perfettamente nelle categorie standardizzate degli allegati europei, e richiedono pertanto valutazioni complesse di “assimilabilità” per permettere di applicare anche ad esse i valori emissivi predefiniti.

La revisione degli allegati della RED III rappresenta quindi un’occasione per chiarire che il termine “foresta” include un insieme di situazioni più ampio rispetto alla sola silvicoltura tradizionale. La classificazione normativa dovrebbe quindi riferirsi a tutte le formazioni legnose produttive (con l’esclusione delle colture a rotazione breve e del legno da fusto, già previste dalle tabelle normative), per riflettere la reale complessità dell’approvvigionamento di biomassa e includere il fuori-foresta e le biomasse legnose di derivazione agricola (ad esempio pioppeti). Analogamente, anche il concetto di “residui forestali” dovrebbe essere inteso come una definizione ombrello, lasciando agli Stati membri la flessibilità di declinare le diverse sottocategorie in base alle condizioni locali.

Un approccio europeo più inclusivo consentirebbe di superare molte discussioni sull’assimilabilità delle filiere, riconducendo il maggior numero possibile di filiere a quelle già riconosciute dalla RED III e riducendo al minimo gli oneri legati al calcolo dei coefficienti emissivi.

Consultazione europea e ruolo del partenariato

AIEL ha portato queste criticità all’attenzione di Bioenergy Europe, l’associazione europea della bioenergia, di cui AIELè membro attivo. Le osservazioni confluiranno nel contributo finale alla consultazione della Commissione europea.

Per ulteriori informazioni o approfondimenti è possibile contattare: favero.aiel@cia.it